Il gergo medico

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La medicina ed i medici spesso usano un loro linguaggio specialistico che può essere considerato un gergo.

Villon,_«Ballade_en_jargon»_n°10,_ms._Stockholm

Un gergo denota un gruppo di persone che lo condivide e lo capisce (medici ed affini) ma esclude dalla comprensione un altro gruppo che in questo caso inevitabilmente deve entrare a contatto con il primo: i pazienti (che termine meraviglioso).

Da un lato il gergo si giustifica in quanto i suoi elementi sono carichi di significato spesso molto ricco. Il paziente dice bolla, il medico distingue vescicola, pustola, flittene, macula.

Il problema insorge quando il medico ed il paziente si devono capire ed in particolare quando, come dovrebbe essere sempre, si vuole rendere partecipe il paziente nelle decisioni che lo riguardano.

L’uso più odioso del gergo medico l’ho visto fare da colleghi, di cui nutro scarsa stima, che lo usano apposta per mantenere una distanza, coprirsi e stabilire una inaccessibilità al dialogo.

Più che per l’esito paternalistico (solo io ci capisco e decido per te) i medici che usano questo stile di rapporto a me sono sempre parsi poco preparati.

Esporre chiaramente questioni complesse è sempre buon segno di comprensione profonda e di attenzione alla comunicazione, due qualità che sono fondamentali per essere un buon medico.

Guardatevi da chi borbotta “La sua ipertensione è idiomatica ma comunque assuma bis in die la doxazosina che è un alfa-litico, fino alla completa remissione della sindrome, e monitori con lo sfigmomanometro aneroide la pressione brachiale in ortostatismo”.

Magari in futuro parleremo delle ricette scritte e dei referti che sono una forma particolare di comunicazione medico paziente (mediata spesso da un terzo che può essere un farmacista o uno specialista). In questo caso alcune ricette sono letteralmente mortali!

PS Per una trattazione seria della lingua medica ho trovato molto interessante l’articolo sulla Treccani.